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Nasce il progetto RePiave. Valorizzare il territorio ai tempi di Coronavirus



Liste di aziende che spediscono i loro prodotti a casa, pagine Facebook che raccolgono informazioni su attività e ristoranti che effettuano consegne in zona: in questo periodo - per fortuna - si sono moltiplicate le iniziative per segnalare le imprese che continuano ad offrire servizi e prodotti online o a domicilio.

Il Progetto RePiave, però, ha qualcosa in più. RePiave dà spazio alle attività e alle associazioni del territorio da protagoniste. I post sui canali Instagram e Facebook dell’iniziativa e le pagine dedicate alle realtà locali sul sito del progetto raccontano le imprese e le associazioni dando visibilità e voce alle persone che ci lavorano e le fanno vivere ogni giorno. Ogni impresa ha un suo spazio, una piccola vetrina dove parlare di sé: storie di chi non si arrende e inventa soluzioni alternative con tenacia e creatività.

Il progetto offre ai cittadini informazioni aggiornate e verificate: news su provvedimenti e normative, notizie dalla Regione, segnalazioni di opportunità e agevolazioni per le imprese e le persone. Solo informazioni da fonti ufficiali, nel segno di una comunicazione responsabile, utile e costruttiva. Sul sito di RePiave c’è una sezione speciale che si chiama “Voci fuori campo”: un’occasione per approfondire i temi collegati al progetto, ma soprattutto uno spazio aperto alle riflessioni di imprese e associazioni, per ragionare sulle cose da un punto di vista diverso. Avete presente le voci che in teatro arrivano da dietro le quinte quando meno ve l’aspettate, raccontando più di quello che si vede sulla scena? Ecco, appunto.

C’è anche una lista di aziende locali, divise per settore, dove trovare informazioni per acquistare prodotti e servizi. Bastano pochi click e per ogni attività vengono mostrate le informazioni disponibili: prodotti e servizi, ad esempio, ma anche contatti, condizioni di pagamento e orari. RePiave, però, vuole essere qualcosa in più: uno spazio di incontro, una community virtuale che fa nascere contatti e collaborazioni reali. I promotori del progetto ne sono convinti, è da queste relazioni che si riparte: “L’unione fa la forza” spiegano “e non è solo un modo di dire”.


E chi l’avrebbe mai detto, prima del coronavirus, che il nostro territorio potesse essere così ricco di attività e imprese creative, resilienti, innovative? Per chi non ci credesse, il progetto RePiave ha deciso di raccontarlo. RePiave è stato lanciato da qualche settimana da un gruppo di cittadini di San Donà di Piave: professionisti e appassionati di vari settori, persone unite dal desiderio di fare qualcosa di utile in questo momento di crisi. Si rivolge alle attività economiche e alle imprese, alle associazioni di categoria, alle associazioni locali e, naturalmente, ai cittadini di tutto il territorio del Basso Piave. Perché questo nome? Re- come reagire, ricominciare, riprenderci la quotidianità. Piave perché il fiume è un elemento sovrano e identitario nell’area di riferimento. Il progetto mira a dare visibilità alle attività economiche e alle associazioni dando loro la possibilità di farsi conoscere di più e meglio all'interno del loro territorio. Come? Per mezzo del web e, in particolare, del sito e di due canali social Facebook e Instagram. Attraverso RePiave le attività e le associazioni possono raccontare la loro storia e i loro obiettivi, spiegare quali prodotti offrono, comunicare le iniziative che promuovono in questo momento di crisi e condividere come si preparano ad affrontare la ripartenza. Non solo, RePiave mira a diventare una vera e propria community che possa favorire la nascita di relazioni tra aziende e cittadini, ma anche tra gli stessi imprenditori. Ha infatti l’ambizione di diventare uno spazio virtuale dove coltivare un senso di appartenenza reale alla propria comunità, incentivando così anche l’e-commerce (e il commercio, quando si potrà) di vicinato. «Oltre il Coronavirus ci attende già un nuovo inizio, una nuova normalità» spiega il team di RePiave. «Ci piacerebbe che questi mesi restassero nella nostra memoria non solo per i disagi e le restrizioni, ma soprattutto per la ri-scoperta delle relazioni e del patrimonio di attività commerciali e produttive che popolano il nostro territorio».

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